Chi paga il conto degli indipendentisti?

Il referendum illegale d’Ottobre, secondo la procura, ha avuto un costo di oltre 6 milioni di euro. Per non parlare del minstero degli esteri catalano (con tanto di ambasciate) che ci è costato 23 milioni e dei 2 milioni spesi per Diplocat, organismo che promuove la proiezione internazionale della Catalogna. Per l’anno 2017 erano stati stanziati ben 40 milioni per rafforzare le azioni e le campagne all’estero del governo catalano. Poi ci sono i milioni di euro ricevuti dalle associazioni indipendentiste foraggiate nel corso degli anni da generosi finanziamenti.  Il conto di questa commedia lo stiamo pagando noi che viviamo in Catalogna e la Spagna intera.

Lo spettacolo indecoroso che stiamo vivendo, però, sembra non aver fine. Il presidente destituito, accompagnato da 6 membri del suo governo anch’essi rimossi, ha convocato una conferenza stampa a Bruxelles dove ha spiegato le ragioni della sua fuga in Belgio all’indomani della sua incriminazione da parte della procura spagnola.

L’auto esiliato Puigdemont,  ha illustrato ai più di 200 giornalisti presenti le sue ragioni e i suoi timori di un processo senza garanzie. Si è espresso fluentemente in catalano, francese, inglese e spagnolo ed ha risposto esclusivamente alle domande di emittenti estere e a un giornalista della catalana TV3, evitando i quesiti delle  televisioni spagnole.

Venerdì il suo governo, contravvenendo la costituzione spagnola, ha dichiarato unilateralmente la repubblica indipendente catalana. Intanto più di 1.800 aziende hanno trasferito la loro sede sociale fuori dalla Catalogna a causa dell’instabilità politica e molti imprenditori hanno manifestato pubblicamente che la strada intrapresa potrebbe portare a conseguenza economiche nefaste. Nel frattempo, il senato spagnolo, ha attivato l’articolo 155 con l’obettivo di bloccare la deriva indipendentista e tornare alle urne a Dicembre per comporre un nuovo governo che, si spera, operi all’interno delle leggi vigenti sia quale sia il suo orientamento politico.

La repubblica catalana è una dolorosa bufala. I movimenti sociali indipendentisti che hanno creduto nei loro politici irresponsabili e incoerenti sono stati ingannati oltre che manipolati e bombardati da innumerevoli campagne di disinformazione. Il loro leader era pronto a convocare nuove elezioni, quando ancora una volta stupì tutti e virò verso la dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Oggi, sul più bello ha abbandonato la nave per cercare ancora una volta gli appoggi che l’Europa gli ha già reiteratamente negato.

Il giorno dopo l’inutile dichiarazione d’indipendenza si si è fatto vedere passeggiando e pasteggiando per Girona, la sua città. Poi, è sparito dalla circolazione fino ad oggi, giorno in cui si è voluto presentare agli occhi dell’Europa come un martire .

Non sapeva Puigdemont e il suo governo che i loro atti avrebbero avuto delle conseguenze penali?  Personalmente, credo sia riprorevole lanciare la Catalogna verso il precipizio per poi ricomparire nel cuore dell’Europa per raccontare al mondo che la Spagna è un paese che non offre garanzie democratiche.

La Catalogna ha bisogno di politici seri e credibili che si occupino dei problemi reali dei catalani: sanità, educazione, politiche sociali e abitative, servizi pubblici, occupazione. Sono stanco di pagare il conto di chi vive aggrappato alla sua ideologia e dimentica i doveri di chi governa per tutti i cittadini. Nelle ultime elezioni i partiti indipendentisti ottennero il 47% dei voti, da allora hanno governato ignorando l’altra metà della società catalana e calpestando le più elementari norme di convivenza e democrazia.

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