Come la peste

A volte realizzare un reportage non consiste solo in cercare contatti, organizzare interviste e riunire dati; ci sono temi che ti costringono ad affrontare le tue paure, i tuoi pregiudizi e le tue fobie. Questa settimana, il mio lavoro mi ha messo di fronte a una realtá dalla quale, spesso e colpevolmente, fuggiamo per paura o ignoranza.
Ogni anno in Spagna muoiono 1200 persone per il virus dell’HIV; il 78% sono uomini e il 22% donne. Tra il 1981 e il 2008 sono decedute 52 mila persone a causa del virus.
I sieropositivi vengono discriminati? I malati di Aids portano sulle loro spalle il peso di uno stigma oltre che quello della malattia? Se tuo figlio fosse in classe con un bambino sieropositivo come reagiresti? Abbracceresti un sieropositivo?
Per rispondere a queste domande mi sono recato presso una ONG che si occupa di prevenzione e assistenza; Carlos, assistente sociale, mi stava aspettando. Durante l’intervista mi ha raccontato quanti falsi miti esistono sulla trasmissione del virus e mi ha sottoposto a un test HIV rapido e gratuito attraverso la saliva. Durante la nostra conversazione siamo stati interrotti dalle grida di una ragazza “una noche loca la tiene cualquiera” ossia “una notte stupida capita a tutti”. Il suo test era risultato positivo, si era infettata per un solo rapporto sessuale non protetto.
Dopo Carlos è stata la volta di Paz. Il viso segnato dalla lipodistrofia, la sensazione di essere come un’appestata alla quale negare anche solo un bacio o un abbraccio. Se hai un cancro la famiglia e gli amici ti appoggiano, se te la devi vedere con l’Aids ti domandano cos’hai combinato e, in molti casi, evitano il contatto con te. Paz era malata di Aids per colpa del suo ex marito che aveva contagiato lei e la loro figlia per poi abbandonarle.
Ho deciso di sperimentare sulla mia pelle la discriminazione e lo stigma di un sieropositivo e, tra sguardi compassionevoli e strette di mano evitate, questi sono stati i risultati. Impossibile ottenere un mutuo, curriculum rifiutato in varie occasioni, respinto da un paio di palestre e difficoltá di trovare un coinquilino disposto a condividere un appartamento con me.
L’Hiv non è come l’influeza, non basta un bacio, un abbraccio, una doccia o una bicchiere. Si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti, per via ematica o “verticalmente” da madre a figlio. Il sangue di un sieropositivo per infettarci deve trovare una via d’accesso attraverso mucose (come gli occhi) o una ferita aperta; il virus a contatto con l’aria muore rapidamente. Gli enormi progressi della ricerca permettono a un sieropositivo di vivere normalmente, di lavorare, viaggiare, uscire e divertirsi. Gli effetti collaterali derivanti dai trattamenti farmacologici sono sempre meno e una diagnosi tempestiva non equivale piú a una condanna a morte. A causa dei nostri pregiudizi e delle nostre paure, molti sieropositivi decidono non rivelare la loro malattia per non dover affrontare la nostra diffidenza.

Oggi, mi sento  fortunato. Grazie alla mia professione ho potuto affrontare le mie paure e affilare le armi necessarie a combattere il pregiudizio, iniziando dal mio.

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