Contraddizioni made in Catalogna: no alla corrida, sì a tutto il resto!

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Dal 2010 le corride sono proibite in tutta la Catalonia. Secondo i promotori di questo divieto, la regione  di Barcellona doveva assolutamente svincolarsi da una tradizione becera e inaccettabile e difendere i diritti degli animali. Qualche settimana fa, però, il tribunale costituzionale spagnolo ha annullato questa  proibizione riaprendo i giochi e rimettendo tutto in discussione. La corrida, dice quest’ultima sentenza, è parte del patrimonio culturale nazionale e nessuna regione può vietarla.

Ma non farti ingannare, perchè questa storia nasconde ben altri interessi, molto distanti dalla lotta per i diritti degli animali. L’abolizione delle corride è stata sempre caldeggiata e appoggiata politicamente dai partiti nazionalisti e indipendentisti catalani proprio per sottolineare la distanza che li separa dalla “cultura spagnola”. Prova di ciò è che, mentre il parlamento catalano proibisce le corride, blinda e garantisce lunga vita a un’altra becera tradizione catalana: i correbous. In questo caso il toro, al quale vengono applicate sulle corna delle palline o fiaccole infuocate,  invece di essere massacrato in una plaza de toros viene inseguito e  per le strade della città dal pubblico divertito. Dopo essere stato colpito e deriso dai valorosi participanti, il povero animale, in molti casi, perderà la vista o rimarrà ferito. In questo video trovate alcuni esempi di questa barbara festa catalana.  Si tratta di una variante più sadica, se possibile, dell’encierro pamplonese di San Fermín che vi ho raccontato qualche post fa.

Giudico la mattanza dei tori  uno spettacolo barbaro e indecente. Detto questo, è incoerenza allo stato puro applicare un doppio metro di giudizio a seconda della provenienza geografica della tradizione o festa popolare da difendere o da sopprimere. Se davvero si hanno a cuore i diritti degli animali, si dovrebbe lottare per abolire tutte le feste che prevedono il loro maltrattamento e non solo quelle scelte come simbolo della Spagna dalla quale ci si vuole allontanare.

Per concludere ci sono due dati che, secondo molti, hanno un peso determinante sulla sopravvivenza delle corride in Spagna. Le corride e il loro indotto generano un volume d’affari di 1.600 milioni di euro all’anno e 200 mila posti di lavoro in tutto il paese.

Eterno dibattito tra benefici economici ed etica.

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