Il mio primo lavoro in radio

Il decennio passato, quando ancora vivevo in Italia e cercavo di costruirmi un futuro in patria, ebbi l’enorme privilegio di lavorare in uno dei luoghi più affascinanti dove un aspirante giornalista può muovere i  primi passi: la radio.

Avevo appena finito i miei studi universitari ed ero ancora scottato per il trattamento che mi aveva riservato la commissione durante la discussione della tesi di laurea. Pensavo che i due decimi in meno che avevano attribuito al mio voto di laurea avrebbero determinato il mio futuro professionale. Un’ arrabbiatura dettata dall’inesperienza e dalla foga della gioventù; oggi so per certo che quel voto ha avuto un’influenza inesistente sulla mia carriera lavorativa.

Ricordo ancora le parole di mio padre che davanti a tutti i miei amici pronunciò una frase laconica come da suo stile: “sarà il mondo del lavoro a decidere”. Poche parole che allora suonarono come stonate ma che oggi ho rivalutato come una grande verità. Una laurea con il massimo dei voti, soprattutto se di una facoltà umanistica, non ti garantisce assolutamente nulla; le partite che determineranno se farai una buona carriera o dovrai accontentarti si giocheranno su altri campi.

Ma torniamo al tema del post. Con il diploma di laurea sotto il braccio cominciò la mia ricerca di un lavoro; a quell’epoca la tecnica più efficace era quella di pettinare le varie zone della città e consegnare il curriculum personalmente azienda per azienda. Non ero molto selettivo e durante lo stesso pomeriggio ero capace di lasciare il mio C.V. in un fast food, in una società di produzione o in una multinazionale delle telecomunicazioni.

Certo la mia passione era il giornalismo, cosí mi presentai anche in una piccola emittente radiofonica come possibile stagista. Come spesso accade quando hai poche speranze, la vita ti soprende. Miracolosamente la radio mi contattò e iniziai il mio stage dopo pochi giorni. Erano i tempi in cui i primi modem emettevano suoni spaziali e navigano lentissimi per un web che muoveva i suoi primi passi. Per un giovane laureato che passava ore incollato alla radio e che quasi non accendeva la tv, quell’esperienza fu un regalo che avrebbe condizionato gli anni a seguire.

Lo stage fu un successo ed io scalpitavo per ritagliarmi uno spazio tutto mio per poter andare in onda. Le mie prime apparizioni “on air” furono come inviato in concerti ed eventi ma fu un primo Maggio di tanti anni fa quando le cose cambiarono davvero. Quel giorno, il mio compito era realizzare interviste durante il consueto concerto organizzato dai sindacati nella Piazza San Giovanni a Roma. La mia emittente solitamente trasmetteva interviste ad artisti di fama locale e non a grandi nomi della musica riconosciuti a livello nazionale. La mia sfida fu, lanciarmi ad intervistare i più grandi che avrebbero suonato sul palco del concertone, senza alcun timore reverenziale, come se lavorassi per un network. L’incoscienza dei vent’anni e l’adrenalina fecero il resto; il programma radiofonico fu un successo e le frequenze della mia emittente, per qualche ora, sembrarono quelle delle radio nazionali più poderose del paese.

Dopo quel trionfo mi trasformai nell’inviato delle interviste impossibili. Ricordo gli inseguimenti e le battute rubate a Santana, Quincy Jones, Manà e altri artisti di fama internazionale.

Grazie a tanta sfacciataggine e alla mia testa dura riuscii ad ottenere il primo contratto come speaker ufficiale con tanto di programma in diretta tutto per me per poi arrivare a lavorare in TV in Spagna. Ma questa storia, te la racconterò in un altro post.

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