Una radio italiana in Spagna mai partita ed un mentore inaspettato

Ci sono incontri fortuiti che cambiano per sempre il corso del tuo destino. Dodici anni fa, vivevo ancora a Roma e il mio ennesimo rinnovo contrattuale con la radio per la quale lavoravo da varie stagioni tardava ad arrivare. In me cresceva ogni giorno di più il desiderio di emigrare in Spagna, paese che avevo scoperto durante il mio Erasmus a Salamanca.

Quando conobbi Giuseppe, il mio sogno di scappare dall’Italia era accompagnato dall’inevitabile incertezza di quello che avrei trovato una volta partito. Giuseppe viveva e lavorava da molti anni a Madrid ma ci incontrammo a Roma, per un pranzo frutto di un improbabile intreccio di conoscenze incrociate. Durante le poche ore che passammo insieme nella capitale mi raccontò del suo progetto di fondare una radio italiana in Spagna. Ovviamente, la sua idea mi intusiasmò e mi misi all’opera per preparare un piano strategico con tanto di scalette e linea editoriale.

Pochi giorni dopo volai a Madrid con il mio trolley di cartone pieno di sogni, speranze ed illusioni. Ad attendermi con un grande sorriso trovai Giuseppe, che sin dai primi giorni e durante i miei anni madrileni si trasformò in una figura di riferimento. Una combinazione unica tra un consigliere scafato, un padre premuroso e un amico goliardico.

Di aneddoti ce ne sarebbero a decine. Ricordo la sua faccia, quando una sera mi trovò seduto davanti al suo portone, malvestito ed armato di chitarra. Ero di ritorno da un reportage piuttosto complicato in cui avevo dovuto usare una telecamera nascosta e farmi passare per musicista di strada. Ero senza chiavi di casa, portafoglio, telefono che erano rimaste nell’auto del produttore e quella notte se non fosse stato per Giuseppe non so dovrei avrei dormito.

Per non parlare del suo intervento negoziatore per convincere il proprietario di quello che sarebbe stato il primo appartamento tutto per me a Madrid. Giuseppe si presentò come mio zio, con la sua cravatta d’ordinanza e una giacca di velluto impeccabile. La sua immagine fu il contrappunto perfetto a quella del ragazzotto spettinato e potenzialmente inaffidabile che cercava di convincere il proprietario a chiudere il contratto. Poi c’erano gli abbondanti pranzi della domenica cucinati nel suo piccolo ma accogliente appartamento e che si concludevano sempre con un amaro ed uno sguardo all’album di foto che alternava immagini stravaganti con altre ben più serie ed istituzionali.

Il progetto della radio italiana purtroppo non decollò mai, nonostante gli sforzi di Giuseppe ed il mio entusiasmo. Ma non importa, a volte per intraprendere un viaggio o aprire una porta dobbiamo solo trovare un pretesto o qualcuno che ci spinga a fare il passo. Per me, la fantomatica radio da aprire a Madrid fu il pretesto perfetto per emigrare e Giuseppe il grande mentore che mi incoraggiò a farlo.

Tutto quello che è arrivato dopo, il lavoro in tv a Madrid, il salto nel mondo del marketing, il trasferimento a Barcellona sono solo i capitoli successivi di questa storia che iniziò in un invernale ma soleggiato pomeriggio romano.

E tu, hai avuto un Giuseppe che ti ha spinto o aiutato ad emigrare?

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